venerdì 21 novembre 2008
martedì 18 novembre 2008
POLLAI D'ARCHITETTURA

Ho difficoltà a parlare del mio “linguaggio architettonico” e forse per ritrosia personale evito di inerpicarmi in discorsi troppo complessi per essere riassunti in poche righe...
Non so spiegare da dove tragga ispirazione e da dove escano i miei segni e disegni. Certo di maestri ne ho in mente e Dio solo sa le notti passate a sfogliare libri e riviste o a ridisegnare opere di architetti celebri; ma spesso non basta lo studio a spiegare; a volte ci sono dei corto-circuito che non ti spieghi, delle cose viste distrattamente che ti trovi in punta di penna e non sai spiegare perché siano rimaste impigliate tra un neurone e l’altro. Credo sia un pò come per Gaudì con le forme della natura o per Miralles che ad un occhio distratto sembra avesse “solo” una grande capacità inventiva e arbitraria e che invece è (anche) frutto di un repertorio formale ricco di trasposizioni, reinterpretazioni e di immagini sedimentate nella memoria. Uno stimolo creativo, a volte catturato chissà dove e chissà come. Gli oggetti e gli edifici provvisionali della tradizione contadina su di me hanno un fascino straordinario; ci sono cresciuto dentro, bambino di città portato in villeggiatura, e dentro mi sono rimasti. E rimango sempre folgorato di fronte a certe architetture involontare, dettate da necessità ma non per questo, anzi, proprio per questo, ricche di sorprese nelle forme e nell'accostamento dei materiali (una rete da letto che diventa tamponatura esterna, lamiere ondulate arrugginite , pannelli in legno, tralicci e chissà cos'altro). Ultimante poi, girando per le campagne, mi sta venedo voglia di fare un report fotografico di questi... pollai d'architettura.
venerdì 7 novembre 2008
GEHRY A ZAGAROLO
Quando qualche anno fa Giovanni m'ha mostrato questa foto presa nelle campagne del frosinate sono rimasto incantato... Non Gehry e nemmmeno Calatrava poterono tanto ai miei occhi se non il vento.Un anonimo capannone dai sostegni precari e lamiera ondulata a far su da tetto, come in fondo ce ne sono tanti nelle nostre campagne: e poi il vento.
Il vento architetto decostruttivista, e mai definizione fu più calzante, che scombicchera la costruzione fino al "crollo" suggestivo di alcuni esili sostegni. D'accordo non è un edificio in senso pieno, anzi probabilmente è solo una mia suggestione ma tra casette di campagna in stile presuno rustico con trionfi di archetti in pianelle, finti portici, capriate posticce e intonaci giallini, finalmente un architetto coraggioso (e inconsapevole) in barba alle prescrizioni dei PRG che per le zone agricole prevedono che si viva nel villino del mulino bianco, piazza un edificio attuale e ricco di dissonanze plastiche e contrappunti visivi. Sarà solo una suggestione ma a me questa foto m'ha cambiato la vita.
giovedì 6 novembre 2008
INCIPIT
Riflessi d'architettura... Come passato remoto del verbo riflettere: da cui le mie considerazioni, e come sostantivo: mandare riflessi. In inglese veniva via più facile "reflections"...Ma in italiano viene via più divertente: (io) riflessi di architettura, che però è errore.
Ma potevo chiamare il mio blog "Riflettei d'architettura...?
Abbiate pazienza... Sono decisamente più divertenti i riflessi.