martedì 18 novembre 2008

POLLAI D'ARCHITETTURA


Ho difficoltà a parlare del mio “linguaggio architettonico” e forse per ritrosia personale evito di inerpicarmi in discorsi troppo complessi per essere riassunti in poche righe...
Non so spiegare da dove tragga ispirazione e da dove escano i miei segni e disegni. Certo di maestri ne ho in mente e Dio solo sa le notti passate a sfogliare libri e riviste o a ridisegnare opere di architetti celebri; ma spesso non basta lo studio a spiegare; a volte ci sono dei corto-circuito che non ti spieghi, delle cose viste distrattamente che ti trovi in punta di penna e non sai spiegare perché siano rimaste impigliate tra un neurone e l’altro. Credo sia un pò come per Gaudì con le forme della natura o per Miralles che ad un occhio distratto sembra avesse “solo” una grande capacità inventiva e arbitraria e che invece è (anche) frutto di un repertorio formale ricco di trasposizioni, reinterpretazioni e di immagini sedimentate nella memoria. Uno stimolo creativo, a volte catturato chissà dove e chissà come. Gli oggetti e gli edifici provvisionali della tradizione contadina su di me hanno un fascino straordinario; ci sono cresciuto dentro, bambino di città portato in villeggiatura, e dentro mi sono rimasti. E rimango sempre folgorato di fronte a certe architetture involontare, dettate da necessità ma non per questo, anzi, proprio per questo, ricche di sorprese nelle forme e nell'accostamento dei materiali (una rete da letto che diventa tamponatura esterna, lamiere ondulate arrugginite , pannelli in legno, tralicci e chissà cos'altro). Ultimante poi, girando per le campagne, mi sta venedo voglia di fare un report fotografico di questi... pollai d'architettura.

Nessun commento: